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Violenza reale e ideologia di genere. Le cause di morte in Italia. Uno sguardo ai dati

di Eugenio Pelizzari

Abstract.

L’articolo esamina i fenomeni delle morti violente e degli omicidi domestici in Italia basandosi sugli ultimi dati ufficiali disponibili (ISTAT per il 2002 e EURES-ANSA per il 2004, rispettivamente).
Da essi risulta che le cause esterne (non dovute cioè a malattie) hanno rappresentato, nell’anno 2002, il 3,8% del totale dei decessi femminili (10.667/281.094) ed il 5,7% di quelli maschili (16.026/279.296).
Isolando dalle cause esterne il dato relativo ai decessi per “Omicidio e lesioni provocate intenzionalmente da altri”, emerge che, sempre nel 2002, sono state 560 le persone uccise volontariamente da un’altra persona, 401 maschi (71,6%, con un indice dell’1,14 sul totale dei decessi maschili) e 159 femmine (28,4%, con un indice dello 0,05% sul numero complessivo dei decessi femminili) .
La morte per omicidio o per lesioni volontarie rappresentava nel 2002 la settima causa di morte per gli uomini e l’ottava per le donne, all’interno della sottoclasse delle morti per cause esterne e con un dato sensibilmente più drammatico per i maschi.
Per quanto riguarda gli omicidi in ambito familiare e nella sfera affettiva, i dati del 2004 registrano un numero complessivo di 187 vittime; l’incidenza delle vittime di sesso femminile si attesta al 68,4% (128 in valori assoluti), contro il 31,6% degli uomini (59 in valori assoluti).
(Una versione più estesa dell’articolo, completa di tabelle e grafici, è raggiungibile all’indirizzo:
http://www.maschiselvatici.it/accade...ause_morte.pdf)

1. Le cause di morte in Italia

Gli ultimi dati Istat ufficiali disponibili, relativi all’anno 2002, (Sistema Statistico Nazionale. Istituto Nazionale di Statistica. Cause di morte 2002, Annuario n. 18, Roma: ISTAT, 2007. http://www.istat.it/dati/catalogo/20...morte_2002.pdf) danno un quadro preciso delle cause di morte in Italia.
Nel 2002 sono morte in Italia 560.390 persone. Di queste 279.296 erano maschi (1,0% della popolazione maschile) e 281.094 erano femmine (0,9% della popolazione femminile), a fronte di una popolazione italiana di 57 milioni 321 mila 70 unità (27.766.223 maschi e 29.554.847 femmine).
Il primo dato che emerge è dunque una maggiore mortalità maschile rispetto a quella femminile.

L’Istat classifica le cause di morte in 9 grandi classi, espresse poi nelle relative tavole a livello di grande dettaglio:

Malattie infettive e parassitarie
Tumori
Disturbi psichici e malattie sistema nervoso org. sensi
Malattie del sistema circolatorio
Malattie dell'apparato respiratorio
Malattie dell'apparato digerente
Altri stati morbosi
Sintomi, segni e stati morbosi mal definiti
Cause esterne dei traumatismi e avvelenamenti

Può essere interessante vedere come si distribuiscono le cause di morte tra i due generi.

2. Come muoiono i maschi

La prima causa di morte dei maschi, nel 2002, sono state le malattie del sistema circolatorio, che hanno causato 105.726 decessi, con un quoziente per 10.000 abitanti del 38,2.
La seconda causa di morte sono stati i tumori, con un indice ogni 10.000 abitanti pari al 33,7, che corrisponde, in termini assoluti, a 93.398 decessi.
Seguono, al terzo posto, ma a grande distanza, le malattie dell’apparato respiratorio, con 20.617 decessi, con un quoziente del 7,4 per 10.000 abitanti.
Al quarto posto di questa mesta graduatoria troviamo il generico “Altri stati morbosi”, ossia in stati morbosi (malattie), che non rientrano in altre classificazioni. Muoiono per questa causa 16.295 persone, pari ad un quoziente del 5,9.
Abbiamo poi, al quinto posto, le Cause esterne dei traumatismi e degli avvelenamenti, ossia quelle morte non dovute a malattia ma, appunto, a cause esterne. Questa voce non è di semplice lettura, in quanto aggrega sotto di sé le morti per incidenti, per suicidio, per omicidio ecc. Sarà necessario guardare, più avanti, meglio in questa categoria. Per adesso limitiamoci a rilevare che in essa si registrano 16.026 decessi, con un quoziente del 5,8.
Al sesto posto troviamo le malattie dell’apparato digerente: 12.485 decessi, pari ad un quoziente del 4,5 ogni 10.000 abitanti.
Al terz’ultimo posto tra le cause di morte nell’anno 2002 troviamo i disturbi psichici e le malattie del sistema nervoso, che sono causa della morte di 9.552 maschi, con un quoziente del 3,5.
All’ottavo posto ci sono i Sintomi, segni e stati morbosi mal definiti: 3.052 decessi, con un quoziente dell’1,1
Al nono e ultimo posto troviamo le malattie infettive e parassitarie, per le quali sono morti in Italia, nel 2002, 2.145 maschi, pari ad un quoziente per 10.000 abitanti dello 0,8.

3. Come muoiono le femmine

La situazione non cambia molto per l’universo femminile, ovviamente con alcune specificità.
La prima causa di morte per le femmine italiane nell’anno 2002 - come per i maschi, ma con dati più significativi - sono state le malattie del sistema circolatorio, che hanno causato 131.472 decessi, con un quoziente ogni 10.000 abitanti del 44,6.
Al secondo posto, anche qui come per i maschi, ma stavolta con incidenza notevolmente inferiore, i tumori: 69.672 decessi, con un quoziente del 23,6.
Al terzo posto – anche qui ad enorme distanza rispetto alle due principali cause di morte che maschi e femmine condividono - troviamo invece Altri stati morbosi; 21.173 decessi, con quoziente 7,2.
Al quarto le malattie dell’apparato respiratorio, con 15.324 decessi ed un quoziente del 5,2.
Seguono al quinto i decessi a causa di Disturbi psichici e malattie del sistema nervoso: 14.765 decessi, quoziente 5,0.
Al sesto posto si collocano le malattie dell’apparato digerente, con 12.234 decessi ed un quoziente del 4,1.
Al settimo vi sono le Cause esterne dei traumatismi e degli avvelenamenti, con 10.667 decessi ed un quoziente del 3,6.
In penultima posizione troviamo i Sintomi, segni e stati morbosi mal definiti: 3.640 decessi ed un quoziente dell’1,2.
Ultime in graduatoria, come per i maschi, le malattie infettive e parassitarie, che hanno fatto, sempre nel 2002, 2.147 vittime, pari ad un quoziente per 10.000 abitanti dello 0,7.



Le cause in cui la mortalità maschile supera quella femminile sono i tumori, le malattie del sistema respiratorio, le cause esterne, le malattie dell’apparato digerente, e le malattie infettive. Le cause in cui la mortalità femminile supera invece quella maschile sono le malattie del sistema circolatorio, gli altri stati morbosi, i disturbi psichici e gli stati morbosi mal definiti.

4. Le cause esterne

I dati sulle Cause esterne, come anticipato più sopra, esigono di essere guardati con estrema attenzione. Essi forniscono, infatti, informazioni sulle cause non imputabili a malattie ma, appunto, a quelle esterne.
Le tavole 2.34 e 2.35 del Rapporto Istat citato, alle pagine 156-171, riportano i dati completi per tutte le classi e sottoclassi che compongono questa categoria. Esse sono:

E800-E-807 Accidenti ferroviari
E810-E819 Accidenti stradali da veicoli a motore
E820-E825 Accidenti non stradali da veicoli a motore
E826-829 Accidenti da altri veicoli stradali
E830-E838 Accidenti da trasporto per acqua
E840-E845 Accidenti da trasporto aereo e spaziale
E8406-E848 Accidenti da veicoli non classificabili altrove
E850-E858 Avvelenamenti acc. Da farmaci. Medicamenti e prod. biol.
E860-E869 Avv. Acc. Da altre sostanze solide, liquide, gas e vapori
E870-E876 Danni ai pazienti durante cure mediche e chirurgiche
E878-E879 Interv. Med. e chir. causa di reaz. anom. senza menz. di inc.
E880-E888 Cadute accidentali
E890-E899 Accidenti causati da incendio o da fuoco
E900-E909 Accidenti da fattori naturali e ambientali
E910-E915 Accidenti da sommersione, soffocazione e corpi estranei
E916-E928 Altri accidenti
E929 Postumi di lesioni accidentali
E930-E949 Effetti nocivi da farmaci, medic. e pr. biolog. somm. in terap.
E950-E959 Suicidio e autolesione
E960-E969 Omicidio e lesioni provocate intenzionalmente da altri
E970-E978 Interventi della forza pubblica
E980-E989 Lesioni non specificate se acc. o provocate intenzionalm.
E990-E999 Lesioni di guerra



Le cause esterne hanno rappresentato il 3,8% del totale dei decessi femminili (10.667/281.094) ed il 5,7% di quelli maschili (16.026/279.296).
I dati diventano, per certi versi, inquietanti se andiamo a vedere come si distribuiscono percentualmente al loro interno, in ordine di rilevanza, le dieci principali cause delle morti esterne, per ognuno dei due generi.

a) Decessi per cause esterne in termini percentuali. Femmine - Anno 2002

1. Cadute accidentali 61,09%
2. Accidenti stradali da veicoli a motore 14,4%
3. Suicidio e autolesione 8,66%
4. Altri accidenti 2,68%
5. Lesioni non specificate se acc. o provocate intenzionalm. 2,60%
6. Postumi di lesioni accidentali 2,48%
7. Accidenti da sommersione, soffocazione e corpi estranei 1,92%
8. Omicidio e lesioni provocate intenzionalmente da altri 1,49%
9. Interv. Med. e chir. causa di reaz. anom. senza menz. di inc. 1,44%
10. Accidenti causati da incendio o da fuoco 1,22%


b) Decessi per cause esterne in termini percentuali. Maschi - Anno 2002

1. Accidenti stradali da veicoli a motore 34,53%
2. Cadute accidentali 25,17%
3. Suicidio e autolesione 19,62%
4. Altri accidenti 5,95%
5.Lesioni non specificate se acc. o provocate intenzionalm. 3,35%
6. Accidenti da sommersione, soffocazione e corpi estranei 3,28%
7. Omicidio e lesioni provocate intenzionalmente da altri 2,50%
8. Interv. Med. e chir. causa di reaz. anom. senza menz. di inc. 1,19%
9. Accidenti causati da incendio o da fuoco 0,89%
10. Postumi di lesioni accidentali 0,77%%


La prima causa di morte, tra le cause esterne, per le femmine è rappresentata dalla sottoclasse E880-E888 “Cadute accidentali” (61,1%), che è la seconda causa di morte anche per i maschi (25,2%).
Per i maschi, invece, la principale causa di morte sono gli incidenti stradali (sottoclasse E810-819), con 5.535 decessi (34,5%), che sono invece la seconda causa di morte per le femmine (1.540, pari al 14,4%).
Drammatica è la terza causa di morte che – sia per i maschi che per le femmine - è rappresentata dal suicidio. Nel 2002, sono 3.145 maschi (19,6% dei casi tra le cause esterne) che si sono tolti la vita, 924 le femmine (8,7%).
La sottoclasse E960-E969 evidenzia i decessi per “Omicidio e lesioni provocate intenzionalmente da altri”. Questa classe è di particolare importanza, perché è solo in essa che possono rientrare le morti per violenza, sia per maschi che per femmine. Particolarmente significativa, dunque, perché in grado di dirci qualcosa di preciso sulla violenza – o almeno gli omicidi - “di genere”.

Nel 2002 sono state 560 le persone uccise volontariamente da un’altra persona, 401 maschi (71,6%) e 159 femmine (28,4%) . Non sono disponibili dati ufficiali Istat sugli autori dell’atto criminoso. Dati più recenti parlano di meno di 7 omicidi su 10 compiuti da maschi e di più di 3 su dieci compiuti da femmine.

La morte per omicidio o per lesioni volontarie rappresentava dunque, nel 2002, la settima causa di morte per gli uomini e l’ottava per le donne, ovviamente all’interno della sottoclasse delle cause esterne e con un dato sensibilmente più drammatico per i maschi.

5. Violenza di genere?

Dai dati riportati (ripetiamo, gli ultimi ufficiali a disposizione), risulta assai arduo non diciamo confermare, ma neppure comprendere, l’asserzione - infinitamente ripetuta su tutti i media - secondo la quale, in Italia, saremmo di fronte ad una massiccia e spaventosa violenza di genere, esercitata dal sesso maschile verso quello femminile, per la quale qualcuno è giunto a parlare di “femminicidio”.
Anzi, a voler ben vedere, sembra che se esiste una violenza di genere essa sia di tipo autoreferenziale e autopunitiva, ossia dei maschi verso il proprio stesso genere, come dimostra il drammatico dato dei suicidi maschili, che rappresentano la terza causa di morte, dopo gli incidenti e le cadute accidentali (per la maggior parte si può presumere avvenute sul luogo di lavoro), nonché il dato relativo agli omicidi (senz’altro compiuti nella maggior parte – ma non esclusivamente! – da maschi), che rappresentano la settima causa di morte, sempre tra quelle dovute a cause esterne.
Si resta dunque esterrefatti di fronte a quella che pare una mistificazione colossale, con pochi precedenti ed apparentemente senza motivo.
Ci si riferisce alla affermazione – ormai entrata nelle orecchie di tutti, si spera non ancora nelle coscienze – che sarebbe la violenza maschile la prima causa di morte delle donne in Italia.
Ovviamente già il buon senso ci dice che questa affermazione non può che essere pura invenzione, perché, se fosse vera, significherebbe che ci troveremmo a vivere in un mondo da incubo, il che per fortuna ancora non è.
I dati fanno però certo più effetto, perché ci dicono che, nel 2002, sono – purtroppo - morte in Italia per cause non naturali, quindi per omicidio o in seguito a lesioni causate intenzionalmente da terzi (e non certo tutti uomini) 159 femmine.
Se isoliamo questo dato e lo mettiamo in rapporto ai dati complessivi, significa che - grazie a Dio – la violenza, almeno in Italia, è l’ultima tra le cause di morte delle donne, con un indice dello 0,05% (159/281.094), mentre le prime, come detto e a distanza abissale, sono le malattie del sistema circolatorio seguite, come ci si aspetterebbe, dai tumori, con 131.472 (pari al 46,7%) e 69.672 (24,8%) decessi rispettivamente, e quindi da altre patologie e da altre cause esterne.

Si potrebbe obiettare che questo è il dato generale e che esso va letto invece in relazione alla specifica fascia di età 14-50 anni, come sostenuto dallo stesso ministro delle Pari Opportunità, Barbara Pollastrini, che il 3 maggio 2007, durante l’”Evento di presentazione dell’Anno europeo delle pari opportunità per tutti”, ha affermato (e sistematicamente ripetuto in seguito): “C'è un dato, vedete, che inchioda le coscienze. In Europa e in Italia le donne tra i 15 e i 50 anni muoiono più a causa di violenze che per malattie o incidenti. E ciò avviene nella maggior parte dei casi in famiglia o per mano di persone conosciute”.
Ripetiamo che, grazie a Dio e come buonsenso suggerisce, non è così.

Se dai dati Istat del Rapporto citato isoliamo, infatti, la fascia di età 15-49 anni, ricaviamo che – solo per le cause esterne, ed escludendo le malattie, che riporterebbero i dati alle abissali distanze più sopra illustrate – nella fascia di età 15-49 anni sono morte, nel 2002, in Italia 1.449 donne, di cui 85 per omicidio e a causa di lesioni intenzionalmente provocate (e, ripetiamo, non solo da maschi). Rapportato ancora una volta al numero complessivo dei decessi femminili, otterremmo un indice pari allo 0,03%. Volessimo anche imputare ad omicidio volontario tutti i decessi per lesioni di cui non si è potuto stabilire il carattere intenzionale o meno (il che metodologicamente sarebbe senza dubbio scorretto), arriveremmo comunque a 138 decessi femminili (su un totale di 281.094!).

6. L’omicidio domestico

Ci resta ancora da trattare un aspetto decisamente drammatico all’interno della questione “morti violente”, o per cause esterne, come vengono normalmente definite, e si tratta del fenomeno degli omicidi in famiglia o, comunque, nella ‘sfera affettiva’.

Accertato che le cause esterne, nel loro complesso, sono ben lontane dall’essere la prima causa di morte sia per uomini che per donne, ne consegue l’ovvia osservazione che tanto meno lo possono essere gli omicidi perpetrati in ambito familiare, essendo questi una sottoclasse di quelle.

Come abbiamo pure osservato, gli ultimi dati Istat a disposizione – fermi al 2002 -non indagano questo fenomeno, e tanto meno consentono un’analisi disaggregata in base agli autori ed alle vittime (oltre che alle cause) di questo grave atto delittuoso.

Su questo aspetto ci è invece di grande ausilio una ricerca del 2005, ossia il Rapporto Eures–ANSA (http://servizi.psice.unibo.it/upload...pjifonyjvy.pdf) che, nel capitolo 3, esamina in maniera approfondita e metodologicamente impeccabile proprio “L’omicidio in ambiente domestico e nella sfera affettiva”.

La prima osservazione che riprendiamo dal Rapporto è quella a pag. 60, che ci dice che “nell’ultimo biennio (2003-2004), pur non modificandosi sostanzialmente le dimensioni del fenomeno si assiste ad una tendenza decrescente e la famiglia, primo ambito omicidiario negli ultimi anni, perde nel 2004 tale primato ad opera della criminalità organizzata”.

Ma quali sono le dimensioni del fenomeno omicidiario in famiglia? In termini generali il Rapporto Eures ci dice che: “Rispetto al 2003, si registra una sostanziale diminuzione sia nel numero di eventi che in quello delle vittime: si è passati da 201 vittime nel 2003 a 187 nel 2004 (-7%)”.

Questo il dato complessivo, dunque, relativo al 2004, sugli omicidi domestici: 187 vittime.

Riguardo al profilo della vittima “l’incidenza delle vittime di sesso femminile si attesta nel 2004 sul 68,4% (128 in termini assoluti) ... contro il 31,6% degli uomini (59 in valori assoluti)” (pag. 63).

Ecco quindi il secondo dato: nel 2004 sono state uccise in famiglia 128 femmine e 59 maschi.

Resta da vedere come si distribuiscono autori e vittime all’interno di questi dati. Ciò è illustrato nella tabella 21, a pag. 76, del Rapporto Eures-ANSA.

Essa fornisce, dunque, un primo quadro sufficientemente chiaro di questo drammatico fenomeno; ci dice che, nel 2004, i 187 casi di omicidi accaduti in ambiente domestico o nella ‘sfera affettiva’, si sono ripartiti come segue.

· Maschi uccisi da maschi: 38
· Maschi uccisi da femmine: 21
· Femmine uccise da femmine: 14
· Femmine uccide da maschi: 114

Questi dati, ripetiamo, certo drammatici, non consentono, a nostro avviso, come invece fa il Rapporto, di considerare “il conflitto di genere come elemento irrinunciabile per la comprensione delle ragioni e delle caratteristiche della violenza estrema all’interno della famiglia” (pag. 76).
Da un lato perché siamo di fronte a valori assoluti fortunatamente contenuti rispetto alle cause di morte generali e a quelle per cause esterne; dall’altro perché ancora nulla sappiamo sul movente e gli altri elementi di contesto (come li chiama il Rapporto) degli eventi delittuosi.
Analizzando i dati della tabella 27 del rapporto (pag. 81), vediamo che tra le cause degli omicidi domestici troviamo i più diversi moventi: dai motivi passionali, ai disturbi psichici, agli interessi economici, ai futili motivi, al disagio della vittima, all’infanticidio, alla difesa della vittima principale, ecc.

Come dicevamo, si tratta di moventi molto diversi, dai quali è difficile ricavare una lettura univoca. Significativo il numero degli omicidi in famiglia per disturbi psichici dell’autore (24), o quelli per futili motivi (18) e degli infanticidi (da un caso del 2003 a 6 casi nel 2004), tutti moventi per il quale risulta per lo meno forzata – se non del tutto ingiustificata dai numeri assoluti - una lettura “di genere”. Lettura resa tanto più inadeguata dall’emergere di nuovi fenomeni, segnalati dallo stesso Rapporto Eures, quali: l’alta percentuale di vittime, tra le femmine, con una età superiore ai 64 anni (pag. 64), il più alto numero di vittime di sesso maschile nella fascia 25-34 e 45-54 anni (pag. 65), l’elevato numero di vittime nelle categorie definite “a rischio di esclusione sociale” (pag. 67), l’aumento dei casi derivanti “principalmente da situazioni di separazione non accettate” (pag. 69), il “cambiamento negli ‘equilibri’ tra genitori e figli nell’ambito degli omicidi domestici: nel 2004 sono infatti i figli ad uccidere i genitori in misura superiore al contrario” (pag.70).

Più rispondente alle caratteristiche dei dati, pare l’interpretazione - del resto suggerita dallo stesso Rapporto Eures - nel senso di una profonda crisi, caratterizzata da innumerevoli sfaccettature, della famiglia, che oggi più che mai “sembra manifestare disagio, conflitto e malessere, mostrandosi incapace di rispondere alle aspettative materiali, psicologiche e affettive che essa stessa produce” (pag. 59).

Inoltre, quattromila suicidi all’anno (ogni anno!), tra maschi e femmine, sono un dato che dovrebbe far riflettere su uno stato di malessere sociale diffuso, così come non più tollerabile dovrebbe risultare l’interminabile catena di morti per incidenti domestici, stradali e sul lavoro, al di là dell’indignazione di rito.
Forse è su queste autentiche emergenze che bisognerebbe ragionare, ed intervenire, magari anche dirottando almeno parte degli ingentissimi investimenti destinati a campagne dal sapore prettamente ideologico e che contribuiscono a creare un allarme sociale ed una percezione di insicurezza e di rischio sproporzionate, se rapportate alle reali dimensioni di un pur drammatico fenomeno.

Dicembre 2007
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Vecchio 08.05.08, 18:16
samic samic non è in linea
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Eupe ha scritto:
....... Si resta dunque esterrefatti di fronte a quella che pare una mistificazione colossale, con pochi precedenti ed apparentemente senza motivo.
Ci si riferisce alla affermazione – ormai entrata nelle orecchie di tutti, si spera non ancora nelle coscienze – che sarebbe la violenza maschile la prima causa di morte delle donne in Italia.
Ovviamente già il buon senso ci dice che questa affermazione non può che essere pura invenzione, perché, se fosse vera, significherebbe che ci troveremmo a vivere in un mondo da incubo, il che per fortuna ancora non è. ......

Ecco qualcuno che con documenti alla mano oppone dati reali agli allarmi falsi e strumentali diffusi dalla Grande Narrazione Femminista. Ormai è ora che i maschi (non radical-chic) rivendichino la realizzazione delle pari opportunità anche nell’informazione.
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Vecchio 09.05.08, 07:28
doppiotrikster doppiotrikster non è in linea
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Citazione:
Originariamente scritto da EuPe
Violenza reale e ideologia di genere. Le cause di morte in Italia. Uno sguardo ai dati

di Eugenio Pelizzari

Abstract.

L’articolo esamina i fenomeni delle morti violente e degli omicidi domestici in Italia basandosi sugli ultimi dati ufficiali disponibili (ISTAT per il 2002 e EURES-ANSA per il 2004, rispettivamente).

.....

Dicembre 2007
L'Italia, si sa, è un paese di parlatori pseudocompetenti.

Siamo un popolo di allenatori di calcio, di politici, di sociologi, di pissicologi e pissicoterapeuti (molti sono davvero laureati ma lo stesso hanno lo status culturale di grandeparlatore), di politici, di esperti di legge, e via parlando.

Manca, in Italia, una cultura della competenza, dello studio, dell'approfondimento prima di parlare.
Siamo il paese e la popolazione dell'intervento apodittico e indimostrabile, spesso falsificato nelle premesse e nei risultati, nel quale è lecito dire tutto.

Su questo argomento della violenza di genere mi sembra che anche in altri paesi si parli attraverso la stessa mistificazione: mentendo spudoratamente su cifre e dati.

Questo articolo di Eugenio Pelizzari è pieno di studi, riferimenti, approfondimenti.

Quando si parla di un argomento così importante come la violenza di genere, occorrerebbe che tutti, Ministre e Deputate in testa, facessero bagni totali di studi, dati, statistiche.

E poi, magari, esprimessero sommessamente un'opinione basata su cifre e contenuti dimostrabili.

Uno studio e un contributo di grande e coraggioso spessore
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Vecchio 09.05.08, 22:07
commander commander non è in linea
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Citazione:
Originariamente scritto da samic
Eupe ha scritto:
....... Si resta dunque esterrefatti di fronte a quella che pare una mistificazione colossale, con pochi precedenti ed apparentemente senza motivo.
Ci si riferisce alla affermazione – ormai entrata nelle orecchie di tutti, si spera non ancora nelle coscienze – che sarebbe la violenza maschile la prima causa di morte delle donne in Italia.
Ovviamente già il buon senso ci dice che questa affermazione non può che essere pura invenzione, perché, se fosse vera, significherebbe che ci troveremmo a vivere in un mondo da incubo, il che per fortuna ancora non è. ......

Ecco qualcuno che con documenti alla mano oppone dati reali agli allarmi falsi e strumentali diffusi dalla Grande Narrazione Femminista. Ormai è ora che i maschi (non radical-chic) rivendichino la realizzazione delle pari opportunità anche nell’informazione.
Il fatto che basterebbe il semplice buon senso a capire quanto falsi siano certi numeri, ma che ciò nonostante si continui a propalarli come fatti veri, dice tutto sullo stato della nostra informazione. I giornalisti che continuano a dire quelle falsità o sono completamente instupiditi e quindi incapaci di fare decentemente la professione, o sono in totale malafede, o hanno paura matta di giocarsi la carriera rifutandosi di leggere sciocchezze non verificate come fossero notizie attendibili. Non so quale delle tre alternative è la meno peggio. So però che quei veleni penetrano e diventano luoghi comuni condivisi in chi, la maggioranza, non sa esercitare un minimo di spirito critico. Se una cosa la dice la Tv allora diventa vera. E' la stessa identica tecnica applicata dal nazista Goebbels. "Calunniate,calunniate, qualcosa resterà".
commander
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Vecchio 10.05.08, 15:20
mary mary non è in linea
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Tali argomenti,

a me sembra non meritino tanto spreco di parole.
Come io ho già detto, le morti violente sono tutte
divulgate dai mezzi di informazioe e ripetutamente.
Purtroppo si muore ancora di malattie e in silenzio.

Chi dice che sarebbe la violenza maschile la prima causa
delle morti di donne in Italia, COMMETTE UN REATO.

Se tali affermazioni fossero vere, vorrebbe solo dire che
le donne in Ialia sono tutte immuni da
malattie e incidenti vari.

BEN PER LORO.

C'è da dire che Eva incominciò proprio male la sua
prima avventura di vita e non fini li.
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Vecchio 10.05.08, 22:10
commander commander non è in linea
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Citazione:
Originariamente scritto da mary
Tali argomenti,

a me sembra non meritino tanto spreco di parole.
Come io ho già detto, le morti violente sono tutte
divulgate dai mezzi di informazioe e ripetutamente.
Purtroppo si muore ancora di malattie e in silenzio.

Chi dice che sarebbe la violenza maschile la prima causa
delle morti di donne in Italia, COMMETTE UN REATO.

A me sembra di aver udito tali affermazioni.

Questo vorrebbe solo dire che le donne in Italia
sono tutte immuni da malattie e incidenti vari.

BEN PER LORO.

EVA incominciò proprio male la sua avventura di vita,
e non fini li.
purtroppo lo meritano, visto che quelle affermazioni false sono ripetute quotodianamente su tutti i media. Fosse un reato, ad esempio calunnia verso gli uomini come genere, la maggior parte dei giornalisti sarebbe in galera, il che, visto quello che dicono, non è detto sarebbe un gran male. Naturalmente parlo in generale. Ci sono anche eccellenti professionisti, equlibrati, intellettualmente onesti e coraggiosi. Come in ogni professione.
commander
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Vecchio 10.05.08, 23:55
mary mary non è in linea
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COMMANDER HA SCRITTO:

Purtroppo lo meritano, visto che quelle affermazioni false
sono ripetute quotidianamente su tutti i media. Fosse un reato,
ad esempio calunnia verso gli uomini come genere, la maggior parte
dei giornalisti sarebbe in galera, il che, visto quello che dicono, non è detto
sarebbe un gran male. Naturalmente parlo in generale. Ci sono anche
eccellenti professionisti, ecquilibrati, intellettualmente onesti e coraggiosi.
Come in ogni professione.

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Io dico che parlare di omicidi

come fosse verdura fresca o pesce avariato,
o qualsiasi altro tipo di argomento che si voglia,

non è accettabile.

Parlare di morti violente, vuol dire riferirsi ad omicidi.


Per omicidio si va in galera,

Chi divulga informazioni non vere è in difetto.

Chi tollera simili informazioni è in totale difetto giuridico,
minima pena, l'obbligo di correggere tale informazione
e a seguire pene pecuniarie o cadere nella piu totale
inciviltà che stiamo già percorrendo.

Io non seguo le cronache di riviste , solo una volta mi è capitato
di sentire pubblicamente: le donne muoiono piu di violenze che di
malattia, informazione recepita con incredulità.
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