Citazione:
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Originariamente scritto da alfio77
E vai con la caciara. Ma non capite che discutere con persone eterodirette non ha alcun senso, è un dialogo tra sordi! la discussione scade e si perde solo tempo. Perchè chiamare in causa persone che hanno già chiarito in oltre 5000 messaggi in poco più di un anno il loro punto di vista, una vita nel forum, Anna stacca un secondo, la fuori c'è un mondo reale con tanti problemi ma comunque più interessante di questo mondo virtuale. Per cortesia lasciaci SOLO UNA DISCUSSIONE nella quale poter parlare civilmente senza battutine, insulti, risatine, ecc...
Grazie, Annaone.
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Per tornare alla discussione precedente, sull'annesione dell'Ucraina e della Georgia alla Nato, certamente non è l'obbiettivo principale della BP & co, però è una mossa validissima per tenere la Russia continuamente in scacco, portandola ad indebolirsi, costringendola in continuazione a spendere enormi risorse per la militarizzazione che verrebbero altrimenti spese per la fortificazione dell'economia sia interna che internazionale.
Ma insomma, ma non l'ha notato nessuno che l'economia di un paese (non Usa & Co), cosa che dimostrerò sempre con fatti storici nella prossima mail, non è mai in crescità in un periodo di guerra? Si da il caso che il costo del rublo è calato ( ed insieme a lui il costo di tutte le azioni quotate in borsa e non del mercato russo ) andando a segnare uno dei massimi negativi parì a 24,5803 (08/08/2008, il giorno dell'attacco georgiano) di rubli per ogni verdone americano, quando la tendenza era quella al ribasso fin dal 10/02/2008 portandosi ad una quota storica di 23,12 per ogni verdone il 14/07/2008...
ma con il riaccendersi in un modo più "vivace" del conflitto osseto-georgiano nei giorni immediatamente successivi alla quota storica, il dollaro ha immediatamente iniziato a riguadagnare sia sul rublo sia sull'euro,
e quarda caso su tutti i giornali, proprio in questo periodo, sono comparsi questi dati:
come ci ha scritto e confermato, Alfio77:
La Casa Bianca ha rivisto al rialzo le proprie stime sul deficit nel prossimo anno fiscale, che inizia il 1 ottobre: secondo le proiezioni il 2009 si chiuderà con un deficit record di 490 miliardi di dollari. Lo ha annunciato un alto responsabile di Washington, precisando che l'anno fiscale 2008 dovrebbe invece chiudersi con un deficit inferiore alle attese e pari a 400 miliardi di dollari. La revisione al rialzo delle stime per l'anno fiscale 2009 potrebbe riflettere il rallentamento economico in atto negli Usa e il costo del piano di stimolo fiscale adottato dall'amministrazione Bush per sostenere l'economia.
credo che sia piuttosto chiaro, che oltre a portare una guerra fisica, la BP & Co, quindi la Goldman Sachs & Co e tutto quel che ne deriva, abbia intenzione di portare una guerra finanziaria al mercato interno russo, per fare, al momento giusto e al prezzo "giusto" le dovute "compere".
Vi faccio notare che tutto è iniziato quando la Gazprom, e quindi il governo russo, abbiano "interferito", già parecchi anni prima dello scoppio del conflitto, nelle acquisizioni interne al mercato russo, negando di fatto PER LEGGE, che le società straniere ( ovviamente la British Petroleum e la Goldman Sachs con tutte le succursali in testa ) la possibilità di detenere la maggioranza delle quote prima nella Gazprom e poi nelle altre aziende di importanza vitale per la Federazione Russa, compromettendo così il loro diritto di veto non solo in queste aziende, ma soprattutto limitando le loro manipolazioni sul mercato interno russo.
Cominciate a ricordare adesso cosa avevo scritto nella prima mail a proposito della LIBERALIZZAZIONE dei mercati?
http://forum.panorama.it/viewtopic.php?id=11679&p=54 (in fondo)
Come Vi avevo già precedentemente dimostrato, la LIBERALIZZAZIONE del mercato russo e il suo controllo, prima di passare a quello cinese, sono l'obbiettivo fondamentale per il momento, di queste persone.
Perchè semmai non ci dovessero riuscire, allora non potrebbero ricattare la Cina.
Ci tengo inoltre a precisare che, è vero che, sia la Gazprom che la BritishPetroleum (Goldman Sachs & Co), sono di fatto due multinazionali che fanno guadagnare centinaia di milliardi ad un gruppo ristretto di persone, gli oligarchi del petrolio, però c'è di fatto una sottile differenza tra le due, anche se non è tanto sottile.
Il fatto è, che la British Petroleum è in mano per la maggiore ad un gruppo di oligarchi anglo-americani, che non fornisce alcun beneficio, visivo e non, ne agli Stati Uniti, ne alla Gran Bretagna (inteso come persone che ci vivono, a parte ovviamente quelli che sono dei parassiti dei parassiti stessi e così via), gli unici a beneficiare di questo sono gli stessi agenti della Goldman Sachs e delle altre super-multinazionali anglo-americane.
Mentre una buona parte dei guadagni della Gazprom, della quale il governo russo detiene il 51.00%, per legge, e della quale sempre per legge, l'amministratore delegato è ogni volta il Presidente della Federazione Russa ( che per ignoranza di alcuni non so perchè, ma è sempre Putin! ) finisce proprio nelle casse dello Stato. E' chiaro adesso, che anche nel governo russo ci potranno essere tutti i problemi del mondo come la corruzione e la dispersione del denaro fino ad arrivare al cittadino, però è più che un dato di fatto che la rinascita della Federazione Russa, dal punto di vista economico, militare e soprattutto dell'orgoglio, è dovuta proprio alla quota versata nelle casse della Federazione da parte della Gazprom. Ma quello che vorrei mettere in evidenza, tornando all'analisi politico-economica, è un'altra cosa, ed è:
se Voi foste al posto degli oligarchi anglo-americani, non vi sembrerebbe uno spreco, tutte quelle centiaia di milliardi che finiscono nelle casse di un governo, e usati per far rinascere un paese, invece che finire nelle loro tasche?
A me sembrerebbe proprio uno spreco.
E poi il mercato russo, con tutte le prospettive di diventare un mercato secondo solo alla Cina, e non essere sotto il loro controllo, che quei "cattivoni" dei russi non vogliono proprio concedergli...
Già..., perchè non attuare una bella LIBERALIZZAZIONE delle quote più significative del mercato russo? magari a prezzi vantaggiosi? e vantaggiosi per chi?
con il valore del rublo, e di conseguenza il valore delle azioni del mercato interno russo, "in picchiata" non dovrebbero di certo essere un problema, scommetto che hanno già infilato il gettone nel carrello della spesa...
Vi dimostrerò di nuovo con un fatto storico, che questo è già accaduto una volta:
Qui siamo nel 1949 in Iran... ma se ci fate caso le analogie con la situazione attuale sono a dir poco sconcertanti:
La polemica sulle pretese dell' Anglo-Iranian (British Petroleum) si trasformò rapidamente in una accesa battaglia contro la rapina imperialista, battaglia di cui divenne vessillifero Mohamed Hedayat Mossadeq, capo del fronte nazionalista, che, fra lo sgomento dei petrolieri internazionali, avanzò la proposta di nazionalizzare il petrolio.
L'eco della polemica travalicò le frontiere dell'Iran e contagiò tutti i paesi petroliferi del Medio Oriente. Emiri e re cominciavano a comprendere quali ricchezze avrebbero potuto accumulare con il petrolio. Per anticipare una rivolta generalizzata, le compagnie petrolifere furono costrette a modificare le condizioni di sfruttamento dei giacimenti aumentando le percentuali spettanti ai governi locali.
L'offerta di un accordo sulla base del «fifty-fifty» (50%) non bastò però ai nazionalisti iraniani, il cui motto era «il petrolio alla patria». Le pressioni delle masse popolari elettrizzate da questa parola d'ordine, condussero, il 15 marzo 1951, il Parlamento iraniano a votare la nazionalizzazione dell'industria petrolifera, vale a dire a nazionalizzare l'Anglo-Iranian Oil Company. Lo scià non poté fare altro che ratificare la legge e l'onda dell' entusiasmo popolare portò Mossadeq alla guida del governo.Ma, come ci è noto, l'Anglo-Iranian era fin dall'inizio della prima guerra mondiale sotto il controllo diretto del governo britannico. L'iniziativa iraniana costituiva un colpo mortale per il prestigio inglese in Medio Oriente e un «attentato» al predominio britannico nell'ambito petrolifero. La reazione fu quindi violentissima.
Allo scoppio della crisi, l'Anglo-Iranian chiese la solidarietà di tutte le società petrolifere del mondo per il boicottaggio del petrolio iraniano nazionalizzato. E il boicottaggio fu in effetti totale. Quando la petroliera Rosemary, battente bandiera panamense lasciò il porto di Abadan con il primo carico di petrolio "nazionale" iraniano, gli aerei della Royal Air Force costrinsero la nave a entrare nel porto di Aden, base militare britannica nel Golfo, dove fu sequestrata. La direzione dell'Anglo-Iranian arrestò lo sfruttamento dei pozzi, paralizzando di fatto l'economia iraniana. Il governo di Mossadeq minacciò di intervenire con la forza per riaprire i pozzi, ma gli inglesi lo anticiparono, inviando navi da guerra ad Abadan e prendendo possesso del porto con il pretesto di evacuare i residenti britannici. L'Iran denunciò l'atto di aggressione e tentò di investire della questione la Corte Internazionale dell'Aia, che si dichiarò incompetente. Il governo di Teheran ruppe allora, nel novembre del 1952, le relazioni diplomatiche con la Gran Bretagna.
Di fronte a una situazione economica già disastrosa che andava deteriorandosi di giorno in giorno, il governo Mossadeq, nell'impossibilità di giungere a una composizione con l'Occidente, diede segno di voler ricorrere alla protezione dell'Unione Sovietica. Ciò segnò la sua sorte.
Il Dipartimento di Stato americano incaricò Herbert Hoover Junior di elaborare un piano per risolvere la crisi. Gli americani fino a quel momento erano rimasti ai margini dello sfruttamento dei giacimenti petroliferi dell'Iran. Si presentava ora agli Stati Uniti l'occasione per obbligare gli inglesi ad «aprire la porta persiana». Gli americani avevano i mezzi e gli strumenti per rovesciare Mossadeq, ma volevano parte del petrolio. Un accordo segreto fu raggiunto sulla base della formazione di un consorzio internazionale denominato Iranian Oil Company, più noto come «Consortium», nel quale figuravano l'ex Anglo-Iranian, trasformatasi in British Petroleum, la Shell, due gruppi americani l'uno formato dalle 5 grandi società petrolifere statunitensi e l'altro da 9 compagnie «indipendenti», e infine la Compagnie Française des Pétroles. Le società del «cartello» rifiutarono categoricamente di far posto all'ENI. L'egemonia britannica fu sostanzialmente mantenuta perché la British Petroleum e la Shell ebbero insieme il 54% delle azioni.
Una volta che l'accordo fu definito, la CIA ebbe via libera per abbattere il governo Mossadeq. Si chiamò «operazione Aiax». L'intervento occulto fu affidato per l'esecuzione politica a Kermit Roosevelt, professore di storia di 37 anni, nipote del defunto presidente degli Stati Uniti, Theodore. Circa 6.000 «oppositori» furono reclutati fra il sottoproletariato di Teheran dagli agenti della CIA. Questi ultimi agivano sotto la copertura della missione militare USA presso lo scià. Il 13 agosto 1953, i mercenari della CIA entrarono in azione e il 18 si impadronirono del palazzo del governo, catturando Mossadeq. L'operazione coinvolse una ventina di americani in tutto e costò 20 milioni di dollari: un prezzo veramente basso per le immense riserve petrolifere iraniane. più tardi Kermit Roosevelt diede le dimissioni dalla CIA e divenne vicepresidente della Gulf Oil Corporation.
A Teheran prese il potere un governo dittatoriale diretto dal generale Zahedi, che riallacciò prontamente le relazioni con l'Inghilterra e sottoscrisse un accordo che concedeva al «Consortium» lo sfruttamento dei giacimenti già in esercizio per 25 anni, rinnovabili per altri 15. In omaggio alla politica americana della «porta aperta» fu lasciata al governo di Teheran la libertà di rilasciare nuove concessioni di ricerca (e per questa porta, qualche anno più tardi, entrò finalmente in Iran l'ENI di Enrico Mattei).
L'affare Mossadeq portò all'evidenza che la Gran Bretagna era ormai incapace di controllare da sola il Medio Oriente. Il ruolo assunto dagli Stati Uniti nel destabilizzare Mossadeq, accelerò nello stesso tempo la penetrazione americana nel Golfo e in Medio Oriente e la graduale assunzione di posizioni egemoniche da parte degli Stati Uniti nella regione, e il declino relativo della potenza britannica.